Ultimi appuntamenti a San Salvi: per due giorni (oggi e domani) c'è Passeggiando nella Notte di San Salvi, viaggio-iniziazione nell’ex-città-manicomio di Firenze che ha largamente superato le 400 repliche con oltre 16.000 presenze. Posti limitati, prenotazione stra-consigliata, costo 5 euro.
Di Samuel Bunkr
Ho già partecipato, diversi anni fa, a quest'appuntamento. E la ricordo come una serata decisamente istruttiva ed emozionante. Sarà stata la bravura di Ascoli, sarà stata la suggestione del luogo, sarà stato il silenzio partecipe delle persone presenti. Sarà stata la storia di questa città nella città, delle persone che l'hanno abitata forzatamente sino alla legge Basaglia.
Una intera città nella città. Chi ha visitato San Salvi sa di cosa parlo. E' enorme. Una volta dentro, facilmente si perde il contatto con Firenze. Lontana e inaccessibile. La domanda sorge spontanea: a cosa serviva un manicomio così grande per una città dalle modeste dimensioni?
La storia negata. Chiunque volesse sapere di più su questo luogo vecchio oltre 120 anni- che ha “ospitato” anche il poeta Dino Campana- incappa in una difficoltà non semplice. Capire cosa è stato. Chi ha avuto la fortuna di partecipare a “passeggiando per san salvi” con Claudio Ascoli ha potuto farsi un’idea della tragedia strutturata che era quel luogo. Farsi un'idea del luogo tramite le ricerche in rete produce risultati decisamente insoddisfacenti. Anche per questa ragione vale la pena partecipare.
La tragedia struturata. Il secondo parco di Firenze per estensione e numero di alberi, edifici che ospitavano un totale di 15000 persone- una città segregata- un luogo concepito per non avere contatti con l’esterno, di nessun tipo: grazie a particolari accorgimenti edilizi, questo luogo era indipendente dalla città per quanto riguarda riscaldamento, acqua, luce. Nessun tecnico entrava, e i pochi pazienti che riuscivano a scappare morivano travolti dal treno che passava oltre le mura di recinzione.
Tracce di storia. Negli anni ’90 dell’ottocento, quando è stato costruito, c’erano 5000 internati. Firenze aveva solo 200.000 abitanti. Uno su quaranta, a Firenze, era pazzo. Una bella media. Persone ritenute pazze per motivi spesso futili, altrettanto spesso per motivi politici (1300 in più internati nel 1968), quasi sempre senza aver la possibilità di uscire dalla condizione- o meglio, ritenuta tale- di psicopatico.
Certamente a San Salvi c’erano persone che avevano davvero bisogno di cure: divisi per sei in stanze di 3 metri per quattro (vi immaginate 6 persone con problemi di ira tutte nella stessa stanza?); psichiatri che stabilivano le cure osservando da un camminamento alto 4 metri i pazienti che camminavano nei giardini interni: lo spazio privato è negato, e la cura viene dall’alto- tu pazzo non sei come il medico. E non lo sarai mai. Bella terapia davvero. Non nel medioevo, sino a 40 anni fa era così. E mi fermo qui. Tanto basta per farsi un’idea.
Dopo gli anni 1973, anno della chiusura, il complesso, la città della follia, è caduto in disuso sino agli anni ’90 quando i Chille della Balanza hanno avuto in comodato una piccola parte per svolgere le loro attività teatrali ed artistiche, affermandosi come una delle realtà più vive nel panorama toscano. Per maggiori info: sicuramente andare a “passeggiando a san salvi” con Ascoli (www.chille.it )
Info e prenotazioni allo 055 6236195 o email chille_@libero.it, oppure consultare il sito www.chille.it
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