Non solo trippa: viaggio enogastronomico sotto forma di racconto bonsai. Per decidere dove andare a abbuffarsi. Sorridendo.
Di Samuel Bunkr
Tornato dalle ferie ho scoperto, con inaudito dolore, che almeno 4 dita di ciccia si erano depositati sul mio giro vita. A distanza di un mese ho constatato che quel peso in più è irremovibile. Lì è, e lì rimane. La fermezza della ciccia.
In seguito a una discussione con la fidanzata, durante la quale a) ho scoperto di essere causa anche dei suoi 50 grammi in più b) mi è stato severamente suggerito di evitare tutti quegli intingoli spettacolosi che mi riconciliano con l'esistenza, sono giunto ad una conclusione. Occhialoni e naso finto, per evitare di essere sorpreso mentre rinnovo la mia condizione di carnivoro salsettaro convinto.
Non credo di riuscire a eludere la stretta sorveglianza della fidanzata, questo no, ma magari riesco ad ingannare la bilancia. Più che l'amore potè la fame.
Per questa ragione, con passo deciso e con un sorriso brillante nascosto da dei baffi posticci, mi dirigerò verso uno dei lampredottai migliori di Firenze. Si trova in piazza Puccini, nel mezzo del mercato, con una baracchetta che è come la lampada di Aladino (no, non va strofinata energicamente: semplicemente ha di tutto).
Oltre a trovare dei panini al lampredotto stupefacenti, potrete gustare anche il lampredotto all'inzimino (con gli spinaci), con i carciofi, e in mille altre maniere che il solo elencarle mi fa cadere in estasi. E c'è della trippa alla fiorentina che risveglia i morti.
(Ore dopo: fidanzata, furiosa: "ti sei dimenticato di aver fatto una promessa...?" - Bunkr, circondato da segnali inquivocabili di libagioni prolungate e irresistibili : "no, mi sono dimenticato di avere una fidanzata")








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