Percorrendo mercoledì sera una strada buia, tortuosa, umida per la pioggia che era caduta tutto il giorno, insomma, come ha detto la mia amica Beatrice, “una strada da ranocchi”, ho fatto una scoperta meravigliosa, un viaggio nel gusto che, per quanto l’espressione sia retoricamente trita, non saprei come altro definire. O forse sì.
Di Benedetta Rivalta
Se avete anche solo lontanamente presente il boccaccesco paese del Bengodi, dove “si legano le vigne con le salsicce, et avevasi un’oca al denajo et un papero giunta, et eravi una montagna tutta di formaggio parmigiano grattugiato, sopra la quale stavan genti che niuna altra cosa facevan che far maccheroni e raviuoli, e cuocerli in brodo di capponi, e poi gli gittavan quindi giù, e chi più ne pigliava più se n’aveva: et ivi presso correva un fiumicel di vernaccia, della migliore che mai si bevve, senza avervi dentro un gocciol d’acqua”, siete già vicini a quello che ho trovato quella sera.
Alla fine della strada lunga e silenziosa siamo arrivati davanti a un’osteria piccola piccola, illuminata da una lanternina che riluceva in tutta la strada, col nome fiabesco de “La staffa d’oro”, dove ci ha accolto una signora bionda e morbida, con una faccia tonda e rassicurante e la chiacchiera sciolta e familiare.
In questa piccola osteria dal pavimento in cotto toscano, le travi a vista e il forno a legna che profumava anche da spento, ci sono stati fatti provare sapori sublimi, uno dopo l’altro: insalata di orzotto e burrata di orzotto, carpaccio immerso in un guazzetto dal sapore fresco e intenso, durelli, insalata di coniglio, trippa con le fragole. Gnocchi fatti in casa con porcini e tartufo, maltagliati annegati nel sugo di anatra, risotto alle quaglie e asparagi, ravioli con pere e brie e risotto con la quaglia lardellata.
Ancora (sì, ancora, anche se pensavamo di non farcela davvero più…giusto assaggini): tagliata all’aceto balsamico, filetto di maiale ai frutti di bosco, filetto di manzo allo stracchino, filetto di manzo al miele e bocconcini di maiale con albicocche e prugne. Il tutto, accompagnato da meravigliose patate fritte “vere”, di quelle che sanno tanto di nonna perché tutte diverse, irregolari e fritte nell’olio extravergine di oliva che non c’è niente da fare, ti fanno sempre tornare bambino.
E, ovviamente, vino della casa a fiumi e, a finire, un profumatissimo vinsanto distillato direttamente dalle botti di un contadino vicino. Insomma il sunto è: se ancora si continua a far dell’esegesi su Boccaccio, io una risposta l’ho già trovata. Il Bengodi è a due passi da Firenze. Passateci, e datemi torto.
“Calandrino:fostivi tu mai? A cui Maso rispose: Di’ tu se io vi fu’ mai? Sì vi sono stato così una volta come mille. Disse allora Calandrino: E quante miglia ci ha? Maso rispose: haccene più di millanta, che tutta notte canta. Disse calandrino: dunque dee egli essere più la che gli Abruzzi. […] Calandrino semplice […] disse: troppo ci è di lungi a’ fatti miei; ma se più presso ci fosse, ben ti dico che io vi verrei una volta con esso teco, pur per veder fare il tomo a quei maccheroni, e tormene una satolla”. (Decameron, VIII,3)”.
Ristorante pizzeria La Staffa d’oro, via Fezzana, 58, Poppiano-50025 Montespertoli (Fi) Chiedete di Elisabetta (la simpaticissima signora bionda…) 335-6630460. Chiuso il lunedì.
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