Partita di Champions Fiorentina - Bayern Munchen, un pareggio inutile, il passaggio di turno sembra pregiudicato. Microstoria di una delusione.
Di Samuel Bunkr
Mai una soddisfazione è la frase pronunciata dal proprietario del pub dove ho visto la partita. Visibilmente deluso, ripeteva la sentenza come un mantra, consapevole che questo risultato non facilita il proseguimento della Fiorentina nella Champions.
Chi gli stava intorno se la prendeva genericamente con la squadra: hanno giocato solo un tempo. Aggiungendo acido: come al solito. Pochi i commenti tecnici: troppo freddi per esprimerli a caldo. Roba da giornalisti insensibili, mica da tifosi.
Il pub/pizzeria era pieno: gioie e dolori si alternavano a mascelle ruminanti e forchette alzate, occhi fissi verso lo schermo. Non un dribling o un passaggio passa inosservato. Una liturgia non certo precisa, ma osservata con passione. Una partecipazione, letteralmente, di pancia. Ognuno raveva ribattezzato i giocatori a modo suo. Ognuno con le proprie simpatie o convinzioni. Una forma di affetto casalingo.
L'emozione della stagione passata è un pallido ricordo. Oggi c'è l'amarezza che la Fiorentina potrebbe non farcela. E' dura. Ma alla prossima partita, son convinto, saranno di nuovo tutti lì.
A chiamare per nome o soprannome i propri giocatori. A osservare lo schermo con attenzione. Con la ferma convinzione che dall'inferno si esce un centimetro alla volta. Una partita alla volta.








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