Prima o poi le ferie arrivano. Frammenti di ufficio; riferimento casuale a Nietzsche; il mistero buffo del secchiello e della paletta; la soddisfazione del feriologo.
Di Samuel Bunkr
Le ultime ore in ufficio hanno irrimediabilmente assunto tonalità fantozziane: colleghi con teli da spiaggia sulle spalle e ombrelloni sotto le ascelle, seguiti con fare cannibalesco dallo sguardo pieno di disapprovazione dell'amministrazione- la quale, per definizione, le ferie non le fa mai: al massimo corsi di aggiornamento. A Bali.
Finalmente ci siamo. La libertà è a portata di mano (ed ha una data di scadenze ben precisa: chissà cosa ne penserebbe Nietzsche), mentre nell'altra mano c'è saldamente piantato un biglietto aereo, le chiavi di una macchina o quello che volete voi.
Tempo fa vi ho dato qualche suggerimento per passare le vacanze in Toscana: fatene buon uso. Se quei consigli non vi serviranno per trascorrere le ferie, potrete sempre rivenderli a qualche amico o parente che, petulante, vi chiede di indicargli qualche metà nella regione. Dategli soddisfazione.
Personalmente passerò le ferie in zona. No, non nel senso che farò tour turistici nel condominio dove abito: rimango in Toscana. Campeggio, paletta e secchiello (ma si può ancora usarli? In ogni caso: gli psicologi consigliano un uso abbondante di questi utensili, pare), grigliate, e qualche decinaio di libri. Relax, natura e pigreggiamenti vari.
So perfettamente che non ve ne frega assolutamente nulla: lo scrivo solo per fare invidia a chi le ferie non le fa. E c'è una grossa probabilità che, se nei prossimi giorni qualcuno leggerà questo post, sarà proprio perchè in ferie non ci va. La soddisfazione del feriologo.








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